Il web 3.0 è un termine a cui corrispondono significati diversi volti a descrivere l’evoluzione dell’utilizzo del web e l’interazione fra gli innumerevoli percorsi evolutivi possibili. Questi includono: trasformare il web in un database, cosa che faciliterebbe l’accesso ai contenuti da parte di molteplici applicazioni che non siano browser, sfruttare al meglio le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, il web semantico, il geospatial web, o il web 3d. (Tendenze.it)

Come in ogni rivoluzione che si rispetti, si cerca ora, con il Web 3.0, di raffinare l’enorme cambiamento portato dal Web 2.0. Il web 3.0 infatti, non sarà altro che un evoluzione del suo predecessore.
Possiamo immaginarci uno scenario in cui le informazioni in rete vengono sempre più agglomerate verso un unico database, e consultate da più pagine web grazie a tecnologie come XML, WSDL e derivate. Un web “intelligente”, frutto di intelligenze artificiali che grazie ad algoritmi sempre più sofisticati permetterà un orientamento migliore in una rete sempre più affollata. Infine il web 3.0 si muoverà verso il 3D, con una rete non più fatta di pagine, ma di veri e propri spazi in cui “muoverci” per trovare quello che cerchiamo (un’esperienza che deriva sicuramente dall’applicazione, seppur fallimentare, di Second Life).
Secondo diversi sviluppatori, l’ evoluzione verso il 3.0 avverrà solo nel momento in cui tutti i browers supporteranno al meglio i nuovi standard HTML 5 e CSS 3, in grado di portare nuovi strumenti, di introdurre nuove strade per raggiungere i propri obbiettivi, e quindi di dar vita ad una nuova filosofia dello sviluppo. Finchè gli strumenti non si evolveranno, dunque, è inutile aspettarsi il Web 3.0.
Tralasciando le specifiche tecniche, quale sarà la filosofia di base del Web 3.0? Se il Web 1.0 aveva come keywords “lettura“, il Web 2.0 “lettura/scrittura“, il Web 3.0 si baserà sulla “scelta“.
Con il Web 2.0 ed i contenuti degli utenti si è arrivati ad avere una mole di dati ed informazioni esorbitante, potenzialmente infinita ed in continua crescita. Il passaggio successivo potrebbe rappresentare la capacità software di scegliere, di mostrare ciò che realmente può interessare l’ utente, di semplificare al massimo la ricerca. E questa capacità si basa sull’ indispensabile bisogno di informarsi sull’ utente e sulle sue abitudini. Ma questo ci porta a trattare un aspetto che già durante il passaggio da Web 1.0 a Web 2.0 è stato pesantemente rivoluzionato, e che sembra lo sarà sempre di più: la privacy. David Weinberger, tecnologo che tratta il fenomeno di Internet e le sue ricadute in società, ha detto: “Il problema della privacy è destinato a scomparire, e questo accadrà quando l’ ultimo esponente della generazione precedente morirà”. Questo significa che ormai la privacy stà scomparendo, e le nuove generazioni convivono con questo; sono gli esponenti della precedente a storcere in naso, ma presto o tardi questi ultimi scompariranno, e con essi la difesa della privacy dagli “attacchi” del mondo Web.

Il Web 3.0 resta, per ora, una sorta di utopia, una embrionale forma di organizzazione delle informazioni on line che un giorno permetterà di fare della ricerca il punto forte della navigazione a tutti i livelli (dai portali al sito del panettiere sotto casa). Sarà possibile interrogare in motore di ricerca, aspettandosi risposte pertinenti non solo rispetto a ciò che abbiamo chiesto, ma a ciò che “volevamo” chiedere. Questa è la magia del semantic web. Fantascienza? Speriamo di no!





